01 1 / 2012

Arrivederci e grazie.

2011, sei stato buono con me e io te ne ringrazio ora che te ne sei andato.

Nel 2011 ho visto due volte l’aurora boreale. Ho abbracciato le sequoie, ho letto Gaarder nella cima della Norvegia, ho visto un ostello bellissimo in Arizona, ho mangiato sushi a Rejkyavik, ho sudato tantissimo a Las Vegas, sono andata al cinema di mattina e poi ho pranzato con dei surfisti in un ristorante vegetariano sulla costa della California e non mi hanno fatta entrare in un bar a New York perché non ero vestita abbastanza bene.

Ho conosciuto persone che sono diventate importanti nella mia vita, ma ho anche  cercato di innaffiare le persone che conoscevo già. Ho visto i miei amici più cari fare cose eclatanti, quali andare a convivere in una casa che odora di serenità, chiedere donne in moglie e addirittura fabbricare un nanetto bellissimo.

Nel 2011 ho parlato molto molto più inglese che italiano, ho risolto diversi schemi di parole crociate, ho bevuto tantissimi litri di tè - e qualcuno meno di birra, ho cucito, disegnato e traslocato 2 volte. Ho cercato di dare importanza alle cose che ne hanno, e a non dare importanza alle cose che non ne hanno. Ho cercato di perdonare gli errori fatti e di non giudicare le persone dal guscio della loro cultura.

Più di ogni cosa il 2011 mi ha insegnato che se ci si impegna davvero, poi si arriva da qualche parte quasi sempre. E ho imparato anche che questo qualche parte può essere molto più imprevedibile di ogni piano che ci si era prefissati.

Ma ora, 2012. 

‘Mai nulla di splendido è stato realizzato se non da chi ha osato credere che dentro di sè ci fosse qualcosa di più grande delle circostanze.’ - b. berton

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