Sto aspettando che si cuociano i bucatini, da tuffare poi in un sugo di gamberi, zafferano e asparagi. Bevo un bicchiere di vino bianco cileno, più buono di quello che il prezzo avrebbe fatto sospettare. Appesa al muro della mia cucina c’è una mappa della Terra di Mezzo. Mi sento molto bene, credo che del merito l’abbia anche il vino bianco cileno. E il fatto che tu mi faccia sentire così importante - semplicemente. E degli amici, che mi sento molto fortunata ad aver incontrato.
April 2012
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Piazza Tiananmen. Uno smog così fitto da assomigliare alla nebbia di certe mattine di novembre quando andavo a scuola guidando vicino all’Adige, laggiù in pianura - solo senza l’odore di bagnato. La metropolitana affollata. Le dimensioni spropositate delle distanze. Il vento coi pollini. Gli alberi coi fiori rosa. Gli scooter elettrici. I taxi gialli e verdi. Gli sputi e la pulizia estrema. Le idee che arrivano se smetti di cercarle tantissimo. Dormire molto poco. La riservatezza danese che va spaccata ogni giorno a colpi di piccone, con pazienza. Il barista che in una lobby dell’albergo mi suggerisce di bere un Dirty Martini. Il sushi al centro commerciale, buono. Sentirmi piuttosto alta. Le connessioni che scattano con le persone in un attimo, oppure non scattano mai. I poster. Riconoscere l’accento olandese in un perfetto inglese. Le anatre glassate. Le uova finte che sono uguali a quelle vere, hanno il gusto di quelle vere, sembrano vere, ma costano meno di quelle vere.
E quindi oggi si torna indietro nel tempo di 6 ore. Zài jiàn e xie xie.
Sono stanca, e non ce la posso fare a scrivere qualcosa per davvero. Quindi lascio parole per la me stessa del futuro, chè mi conosce lo sa, ho la memoria di un pesce rosso.
Cina. Panda gigante sul letto dell’albergo. Traffico, clacson, cimice morta. Timore di dover provare agli altri che c’è un motivo se mi hanno spedita qui. Ovviamente essere sotto pressione e avere il cervello completamente vuoto. Sentirsi ulteriormente sotto pressione. Anatra alla pechinese. Cinese ubriaco. Insegne rosse. Quartiere degli artisti fantastico misto di culture e colori. Statue di lupi e di Optimus Prime. Bambini, opinioni. Fascino dell’occidente. Taxi con guida spericolata. Ristorante coi muri d’oro, cameriere che cantano all’ingresso. Svegliarsi e pensare, ancora una volta, io questa vita non me l’ero proprio immaginata. Aggirare la censura per connettersi a facebook. Il vento tiepido della sera. Riscoprirmi più molto più timida di quello che gli altri pensano io sia. Palazzi altissimi e tutti uguali. Invidiare la meravigliosa delicatezza dell’essere giapponese.
Bere tè verde prima di andare a letto, in una stanza al decimo piano. Ni hao.
Tipo svegliarsi una domenica mattina, con della casuale musica jazz che esce dalla radio della cucina e pensare, domani mattina mi sveglierò a Pechino. E a Pechino ci sono delle persone che mi aspettano per sentire le mie idee. Le MIE idee. A Pechino.
Ho disegnato e costruito una mensola per la mia cucina dal nulla.
Ci si rilegge dall’altra parte della terra.

