April 2011
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Ecco, ed è già ora di tornare da dove sono venuta. Fatte talmente tante cose che il tempo è scivolato via come al solito troppo in fretta.
Gli amici, ma proprio quelli più vicinissimi prendono decisioni e fanno cose molto grosse e io sono felice. Anche se mi sento di stare invecchiando, poco da farci.
Saltare da una vita all’altra mi confonde sempre un po’ le idee, per fortuna ci sono problemi pratici ad occuparmi la testa, tipo come fare a chiudere un pacco di tortellini nella valigia arrivata qui vuota e ora oltremodo ricolma.
Un problema alla volta, dice il saggio.
C’è qualcosa che mi stupisce ogni volta nel fatto che sia così facile viaggiare.
Stamattina mi sono svegliata col sole in faccia nella mia casa danese, ho preso un aereo e dopo tre ore -puf!- mangio un gelato con mia sorella in piazza Duomo a Milano - facendoci pure una foto come tutte le volte che passiamo di lì per vedere come sarà Lo Scempio Del Tempo, diciamo tra 10 anni. Bah, magia.
Poi mi appisolo seduta dietro nella macchina col papà che guida, con quella sensazione di pace e sicurezza che succede solo quando sei appisolata dietro nella macchina col papà che guida.
E ora sono nella camera di mia sorella, che a casa dei miei una camera mia non cel’ho più da tanti anni. Il cane mi si è appena seduto sotto la scrivania e puzza inequivocabilmente di cane bagnato.
L’italianity mi lascia sempre un sapore strano in bocca. Ah, e mi ero quasi dimenticata di che bello è camminare per la strada con le maniche corte.
Prenoto biglietti aerei che mi porteranno lontanissimo, facendo scali improbabili, tipo in Islanda. Che uno dice, non so tu ma io faccio scalo in Islanda, ciao.
Cerco di mettere in pratica i 18 consigli del Dalai Lama, e devo dire che sto avendo un discreto successo.
Credo che i videogiochi aiutino ad essere piú intelligenti. Ovviamente certi piú di altri. Portal è stato amore a prima vista.
Tutto sto sole all’improvviso mi sballa il bioritmo ed ho fame ad ore improbabili. E sonno ad ore improbabili. Ieri sera il cielo é diventato scuro intorno alle 10 - la luce d’estate in Scandinavia è diversa.
Ieri stavo scavando in un vecchio hard-disk e ci ho ritrovato un pezzo che avevo scritto per il blog - quello vero ove oramai non scrivo piú. Ho rivisto una me 24enne che pensava sarebbe stata sempre incatenata al suo piccolo negozio nel centro di Verona, che guardava con invidia gli amici in Erasmus, che pensava Beh Oramai. Sono passati quattro anni emmezzo da quel giorno, e ora se mi guardo indietro vedo prima in una vita fatta di satelliti ed ingegneri ed ora in una fatta di mattoni colorati e gente ugualeuguale a me; e ridacchio di me stessa. La cosa di John Lennon che la vita è quello che ti succede mentre sei occupato a fare altri piani non è soltanto una frase che suona bene.
Tra 2 giorni torno a casa un attimo a fare pisolini in giardino sull’amaca -ché lo diceva anche Pavese - lavorare stanca.