July 2010
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Lavoro altre due ore emmezza, poi siedo su un aereo per un’ora, prendo la rincorsa in Olanda e domani sera salto in Italia per tre settimane.
Quando ho chiuso la porta della mia stanzolina qui, questa mattina presto, ho capito che anche quest’esistenza matta nella quale sono immersa ora è diventata in qualche modo casa. Tutte le mie vite parallele stanno ordinate una accanto all’altra, in attesa che io le indossi part-time.
E se una volta mi angosciava non avere radici in nessun posto, oggi invece Va bene cosí.
Vi ses, Danemark.
Suicidi in Danimarca. Ci sono molte teorie sulla ragione per cui in Danimarca –ma più in generale nei paesi scandinavi– il tasso di suicidi sia tra i più alti al mondo. Alcuni dicono che sia per via delle lunghe notti sub-artiche, altri pensano al diffuso abuso d’alcool favorito dal freddo intenso, altri ancora incolpano le distanze: città e paesi piccoli e molto lontani tra loro, donde la solitudine e la tentazione di togliersi la vita. La mia personale teoria, per quel che vale, è che gli scandinavi, usufruendo di un’avanzatissima rete di protezione sociale, abbiano troppo pochi problemi. Quando non hai problemi ti rimane il tempo per riflettere sul senso della vita e quando rifletti troppo a lungo sul senso della vita finisci sempre per concludere che non ha alcun senso il che, per gli spiriti più conseguenti, dovrebbe essere motivo sufficiente a suicidarsi. Tutto questo, naturalmente, non spiega come mai in Danimarca –ma nei paesi scandinavi in generale– il tasso di suicidi tra i più alti del mondo non ce l’abbiano manco per un cazzo.
Forse non hanno il tasso di suicidi più alto del mondo ma a viverci per un po’ (e non nella ridente Copenhagen, vieni qua in campagna nel mezzo dello Jutland) il perché si sia diffuso sto pettegolezzo ti si palesa abbastanza chiaramente.
interiore.” —
Natalia Ginzburg, Lessico famigliare, 1963 (via il cassetto delle stronzate)